La vocazione marittima del Friuli Venezia Giulia resta solida: con un valore aggiunto complessivo di 2,9 miliardi di euro, la blue economy regionale genera il 7,3% della ricchezza totale – contro una media italiana del 4,0% –, posizionando la nostra regione al terzo posto nella classifica nazionale per incidenza del Pil marino, preceduto soltanto da Liguria e Sardegna. Un peso economico più che doppio rispetto al parametro nazionale, che si traduce in un impatto occupazionale diretto di 30.946 addetti, pari al 5,5% della forza lavoro regionale, e in un tessuto di 4.383 imprese registrate nel 2025, in crescita del 6,6% rispetto all’anno precedente. Il Friuli Venezia Giulia si conferma così l’unica regione del Nord-Est in cui la densità delle aziende blu sul totale del sistema economico (4,5%) supera il dato medio del Paese. Con la conclusione dell’estate, il Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine ha completato l’aggiornamento del report periodico sull’economia del mare in Friuli Venezia Giulia.
«La nostra analisi conferma che il mare, oltre a essere una risorsa geografica e una meta turistica importantissima per la nostra regione, è un vero e proprio motore industriale, logistico e culturale», sottolinea il presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo. «Il fatto che il Fvg generi oltre il 7% del proprio valore aggiunto dall’economia del mare dimostra quanto sia vincente la scelta di integrare manifattura d’eccellenza, grande logistica portuale e servizi turistico-ricettivi. I risultati della nautica, anche per quanto concerne il valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti, confermano l’attrattività internazionale e la qualità delle nostre imprese del settore. La sfida per il futuro è continuare a investire sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione dei servizi portuali e sulla formazione dei giovani, affinché la Blue Economy rimanga un pilastro fondamentale di sviluppo, occupazione e identità per tutto il territorio».
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Le imprese storiche
Oltre un secolo di attività ininterrotta, al servizio dello sviluppo economico e della memoria produttiva del territorio. Sono aperte le nuove candidature per l’iscrizione al Registro delle imprese storiche italiane, albo online promosso da Unioncamere e dalle Camere di Commercio per certificare la continuità e il valore delle aziende ultracentenarie. I termini per l’iscrizione al Registro imprese storiche sono aperti per tutte le imprese di qualsiasi forma giuridica e settore merceologico che abbiano raggiunto i 100 anni di storia al 31 dicembre 2025 o che li matureranno entro il 31 dicembre 2026. Per accedere è richiesto l’esercizio ininterrotto dell’attività nel medesimo comparto, unitamente all’iscrizione al Registro delle imprese, allo stato di attività e alla regolarità con il pagamento del diritto annuale. Sono fissate due distinte finestre temporali per l’invio delle adesioni: il 30 settembre prossimo per le aziende che hanno già compiuto i 100 anni di attività al 31 dicembre 2025 e il 31 luglio 2027 per le imprese che raggiungeranno il secolo di vita entro il 31 dicembre 2026. L’iscrizione è completamente gratuita e la domanda deve essere inoltrata online sul portale di Unioncamere, selezionando la Camera di Commercio di Pordenone-Udine come ente di riferimento. Le aziende interessate a ottenere il riconoscimento e a figurare nell’albo nazionale possono consultare il regolamento e accedere alla modulistica ufficiale sul sito camerale al link https://www.pnud.camcom.it/news/registro-imprese-storiche-riapertura-iscrizioni o direttamente sul portale Unioncamere.
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I risultati dello studio targato Cciaa Pn-Ud evidenziano anche una spiccata specializzazione territoriale e una forte integrazione tra le quattro province. Trieste si conferma la capitale logistica e finanziaria del settore con 1,8 miliardi di euro di valore aggiunto (pari al 62,4% del totale regionale) e oltre 16.700 occupati, trainata per il 59,2% dalla movimentazione di merci e passeggeri. Gorizia esprime l’eccellenza industriale con 503,9 milioni di valore aggiunto (16,8%), generato per ben il 56,4% dalla filiera della cantieristica navale. Udine rappresenta il cuore dell’accoglienza turistica e della ristorazione balneare, producendo 571,6 milioni di valore aggiunto (19,1%) e impiegando 6,739 addetti, grazie a una quota del 39,9% legata ai servizi di alloggio e somministrazione. Pordenone assicura un apporto strategico di 50,9 milioni di euro focalizzato per il 51,3% nelle attività ad alto valore aggiunto di ricerca, sviluppo tecnologico e tutela ambientale.
A livello di filiera, la movimentazione di merci e passeggeri assorbe il 41,1% del valore aggiunto complessivo, seguita dalla cantieristica navale (20,7%), dai servizi di alloggio e ristorazione (19,3%) e dalla ricerca e protezione dell’ecosistema marino (15,7%), mentre quote minori fanno capo alle attività sportive e ricreative (1,5%) e alla filiera ittica (1,4%). Sul piano sociale e imprenditoriale, si segnala la forte presenza di imprese a conduzione straniera, che rappresentano il 15,3% delle attività della Blue Economy – un valore più che doppio rispetto al 7,1% nazionale –, e una presenza di imprese artigiane pari al 9,0%, collocate per il 91,7% nel comparto della cantieristica. Il vero fiore all’occhiello risiede nella nautica da diporto e nei mercati esteri. Il Fvg ha il primato italiano per densità infrastrutturale, con ben 170,0 posti barca per chilometro di litorale (15.976 posti barca totali su 94 chilometri di costa), a fronte di una media nazionale di 21,2 e del Nord Italia di 70,9. Sul fronte degli scambi internazionali, l’export regionale di navi e imbarcazioni ha raggiunto nel 2025 la cifra di 3,7 miliardi di euro, generando un saldo commerciale attivo di oltre 3,6 miliardi di euro. Il risultato è trainato dalla domanda degli Stati Uniti, che da soli assorbono il 59,7% dell’intero export regionale del comparto (pari a 2,2 miliardi di euro), seguiti da Germania (28,5%) e Indonesia (9,8%).
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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Pn-Ud Giovanni Da Pozzo.
